NASCE “SOS Diritti Covid 19 – sportello sociale”

Con l’aiuto generoso di un folto numero di professionisti parte una grande impresa: uno sportello sociale virtuale per costruire solidarietà ed autorganizzazione per l’emergenza sanitaria https://www.facebook.com/sosdiritticovid19/?__tn__=HHH-R

PATTA/CAPELLI (PEC-SE):”LA VERGOGNA DELLE MORTI NELLE RSA”.

Mettere subito fine alle morti delle/i anziane/i nelle RSA!

Nelle case di riposo, a partire dalla Lombardia sono in continuo aumento le morti di persone anziane. Abbiamo denunciato la settimana passata la strage della RSA di Mediglia e della ValSeriana. Ora il dramma si sta estendendo in tutta Italia, ma non è stato messo in atto un piano adeguato a interrompere questa tragedia.


Gli appelli dei parenti e del personale, da tempo carente e spesso contagiato per assoluta mancanza di guanti, camici, mascherine sono strazianti. Si piangono i morti e si teme per chi è ancora vivo/a.

Ciò che sta accadendo è una vergogna che marcherà a lungo la qualità della nostra convivenza civile, e una ferita aperta per le famiglie che avevano cercato un luogo sereno per i loro cari, dove ci fosse cura, attenzione, gesti di tenerezza e si rimprovereranno di averli messi in un posto di massimo contagio e pericolo, dove si muore da soli e senza cure appropriate.

Quando sarà il momento della verifica chiederemo conto di quanti anziani delle RSA sono stati portati in ospedale in terapia intensiva e a che stadio della malattia.

Quello che è già chiaro è il fallimento del piano di contrasto del Coronavirus del Ministero della Sanità e dei Presidenti delle regioni. Imperdonabili ritardi, chiusura parziale delle attività lavorative e una assoluta rimozione del problema degli anziani nelle RSA, Si sapeva che gli anziani sarebbero stati soggetti fragili e nulla è stato fatto per organizzare una linea di prevenzione, di allerta, anzi in Lombardia hanno usato le case di riposo per portarvi i convalescenti di Corona virus. E ’difficile dare un nome a questi errori: incompetenza? cinismo? irresponsabilità?

Chiediamo che in ogni RSA

• venga fatto il doppio tampone agli ospiti e a tutto il personale
• sia attuato un piano immediato di isolamento dei contagiati e di verifica dei loro contatti
• sia fornito materiale protettivo adeguato e sufficiente per la tutela del personale.
• sia garantita ai malati di corona virus con sintomi lievi il trattamento con i farmaci antivirali e gli altri interventi necessari
• si trovino immediatamente i letti in ospedale, anche requisendo cliniche private, per chi deve essere ricoverato/a in terapia intensiva
Solo così si applica l’art- 32 della Costituzione dicendo finalmente basta a quello che è a tutti gli effetti un orribile darwinismo sociale

Antonello Patta Segretario Regionale
Giovanna Capelli Responsabile Sanità

LE PROPOSTE ECONOMICHE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

 

Sanitari cubani a Crema: intervista di Beppe Severgnini.

 

MEDICI E PERSONALE INFERMIERISTICO DA CUBA A CREMA PER L’EMERGENZA COVID19

Il Partito della Rifondazione Comunista saluta l’arrivo dei medici e degli infermieri cubani a Crema e ringrazia il governo di Cuba per questa concreta e importantissima  solidarietà con il nostro popolo. I 52 tra medici e infermieri sono organizzati in una brigata altamente specializzata nel trattamento dei pazienti colpiti da virus e quindi ci sono tra loro virologi e immunologi.

Le elevate capacità della sanità cubana sono note in tutto il mondo, non dimentichiamoci che negli anni dell’epidemia di ebola in Sierra Leone, negli anni 2014 e 2015,  la presenza del personale sanitario cubano è stata di fondamentale importanza. Questi professionisti sono il simbolo e la realtà della solidarietà internazionale del popolo e del governo rivoluzionario cubano, governo che ha inviato da noi, al di là dell’oceano, una brigata di grandi professionisti, proprio nel momento in cui anche Cuba deve fare i conti con l’inizio dell’infezione da covid-19.

Non dimentichiamoci che all’Avana funziona un Instituto de Medicina Tropical “Pedro Kouri”, fondato nel 1937, ma ristrutturato e rilanciato nel 1993; all’inaugurazione il Comandante Fidel Castro Ruiz disse: “Per favore, non considerate l’Istituto Pedro Kouri, che abbiamo inaugurato oggi, solo come istituzione cubana, ma come istituzione dell’umanità”. Lo sforzo dei cubani, sottoposti da decenni ad un disumano embargo voluto dagli americani, è ammirevole se consideriamo il comportamento dei governi dell’Unione Europea, fino ad ora chiusi dentro logiche egoistiche, nazionaliste e subalterne agli interessi delle multinazionali. I cubani sono già presenti in altri paesi contro questa pandemia, come in Venezuela e in Nicaragua, ora sono arrivati nell’attuale epicentro mondiale  del covid-19, la ricca Lombardia, dove a causa delle privatizzazioni della sanità pubblica e al comportamento irresponsabile di molte ditte e della stessa Confindustria, che continuano a privilegiare il profitto a scapito della salute dei lavoratori, si è determinato  l’ elevato  tasso di infettati e morti.

Il Partito della Rifondazione Comunista, nel riconoscere da sempre la straordinaria attitudine solidaristica e umanista della rivoluzione cubana, ringrazia nuovamente,  a nome di tutti i cittadini cremaschi, Cuba per questo straordinario contributo e auspica che le istituzioni e i cittadini sappiano valorizzare questo aiuto.


Crema, 23/03/2020

Giovedì 19 marzo è morto il compagno Spartaco Veneroni,

uno dei fondatori del circolo PRC di Piadena, di cui divenne, insieme ad altri, l’animatore ed il costruttore delle iniziative politiche e al quale è rimasto iscritto negli anni, profondamente legato agli ideali ispiratori del partito.

Prima di diventare vicesindaco del Comune di Drizzona, è stato segretario della sezione del Pci di Piadena, e, per tre mandati, assessore ai servizi sociali.

Capo Officina della Bianchi macchine agricole S.r.l., era noto per il suo rigore e la sua rettitudine.

Qualità che hanno sempre contraddistinto il suo modo di concepire e fare politica.

Molti di quelli che lo hanno conosciuto lo ricordano sempre al fianco degli ultimi e di chi lottava per i propri diritti e la propria dignità.

Un compagno “vecchio stampo”, un esempio di fedeltà e lealtà nei valori in cui credeva e per cui lottava, l’antifascismo ed il comunismo.

Noi vogliamo ricordarlo nei luoghi e nelle occasioni in cui con lui abbiamo lavorato e lottato per cercare di costruire un mondo migliore.

Ciao compagno Spartaco!

Emergenza coronavirus a Bergamo e dintorni: basta rimpalli, indugi, perdite di tempo. Zona rossa e cooperazione per uscire dal tunnel.

Bene che sia rientrata la querelle invereconda a livello regionale che aveva portato alla sospensione della realizzazione di un ospedale da campo a Bergamo da parte dell’ Associazione Nazionale degli Alpini. Oltre al personale cinese presente in Lombardia apprendiamo che il personale medico è in arrivo da diverse parti d’Italia.  Inoltre cosa aspettano Regione e Governo a rispondere alla proposta avanzata dall’Ambasciata di Cuba in Italia per una collaborazione con il personale sanitario cubano, superando problemi burocratici e pregiudizi politici fuori luogo?

Dunque basta tiramolla, basta rimpalli vergognosi volti a privilegiare operazioni politiche e di filantropia imprenditoriale più funzionali ai progetti della maggioranza regionale. Una maggioranza regionale di centrodestra che nei decenni di smantellamento e privatizzazione di una quota parte rilevante della sanità pubblica, di chiusura ingiustificata di ospedali pubblici ha già avuto modo di combinare troppi guai. Si riaprano i reparti e gli ospedali pubblici che sono stati improvvidamente chiusi.

Ed ancora, prima che sia del tutto tardi, la regione e il governo raccolgano l’invito del vicepresidente della Croce Rossa cinese Sun Shuopeng presente in Lombardia. L’esponente cinese, a proposito delle misure adottate, dopo aver detto  di “misure troppo poco rigorose” ha sostenuto la necessità di “chiudere attività, chiudere tutto, chiudere ogni possibilità di contagio”. Dunque anche su questo siate minimamente coerenti! Basta perdere tempo ed essere costretti ogni giorno a contare centinaia e centinaia di morti. E’ inutile lamentarsi dell’onda montante del  contagio –  Brescia sta oggi superando le morti di Bergamo –  se poi all’atto pratico rimangono aperte  gran parte delle attività produttive e lavorative che vanno avanti senza adeguate tutele sanitarie. Una cosa non più tollerabile. E’assurdo prendersela con i podisti senza nulla dire dei reparti produttivi. Siate meno succubi degli interessi padronali. Bergamo e l’intera Lombardia siano dichiarate zona rossa!

Bergamo, 19/03/2020

Vittorio Agnoletto

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha segnalato che probabilmente all’ospedale di Codogno qualcosa non ha funzionato; i vertici della regione Lombardia hanno immediatamente reagito con grande durezza. La polemica si è chiusa con inusitata rapidità: uno aveva da far dimenticare il mancato controllo su chi dalla Cina arrivava in Italia transitando da un Paese terzo, gli altri non potevano permettere che fosse messa in discussione la tanto celebrata sanità lombarda.

Ma, andando oltre le schermaglie politiche, è fondamentale capire se qualcosa veramente non ha funzionato nel servizio sanitario lombardo, accreditato da più parti come il migliore ed il più efficiente della penisola.

1. A distanza di diverse settimane dalla notizia della comparsa del Coronavirus, quando già si conoscevano le vie di trasmissione, non può essere considerato normale il fatto che tra le persone contagiate dal famoso trentottenne di Codogno, vi siano degli operatori sanitari che lavoravano nell’ospedale di Codogno. Né può essere considerato “normale” il contagio di pazienti già ricoverati per altri motivi in strutture ospedaliere. Le indicazioni dell’Oms sulle precauzioni universali e i protocolli da rispettare per gli operatori sanitari sono molto chiari.E’ sterminata la letteratura sull’obbligo dell’uso dei DPI, i dispositivi di protezione individuale (non solo di adeguate mascherine) da parte del personale sanitario, sulle modalità di accoglienza, di ricovero dei cittadini con patologie sospette e sulla gestione della sicurezza sanitaria nelle strutture ospedaliere. Misure da adottarsi quindi non solo di fronte ad un paziente già fornito di diagnosi.

2. Tardive sono state le indicazioni, rivolte a chi temeva di essere stato infettato, di non recarsi nei Pronto Soccorsi, né nello studio del proprio medico curante per evitare di trasformare quei luoghi di cura in luoghi di malattia. Si è aspettato il caso Codogno prima di diffondere a tamburo battente i numeri di telefono da contattare e le indicazioni di non recarsi al pronto soccorso. Ma ormai “i buoi erano scappati”.

3. I medici di famiglia sono stati completamente abbandonati a se stessi dalla Ats (il nome delle Asl in Lombardia) di Milano (e non solo) mentre in una condizione di enorme stress erano sommersi da ogni tipo di richiesta. Per vari giorni non sono state loro fornite nemmeno le mascherine; hanno dovuto cercarsele da soli spesso senza riuscire a trovarle. Eppure la tutela della salute degli operatori sanitari rappresenta un patrimonio sociale fondamentale della collettività per garantire assistenza e cura a tutti. Ma Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, la scorsa estate quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, aveva dichiarato “ma chi va più dal medico di base? Quel mondo è finito”. Chi governa la Lombardia sembra muoversi su questa linea.

 

 

 

 

Incontro aperto presso la sede dell’Associazione Latinoamericana di Cremona in via Gioconda 3 sulla situazione boliviana. L’incontro, organizzato dall’ALAC e dai Giovani Comunisti di Cremona e dal titolo ’Riflessioni sulla Bolivia’, avrà luogo martedì 14 gennaio alle 21.00

e vedrà l’intervento di Julio Cesar Soto (M.A.S. di Bergamo) e Marco Sironi (Segretario Provinciale P.R.C.).

A novembre 2019 – scrive l’ALAC presentando la serata e citando ‘Golpe in Bolivia’ di Gennaro Carotenuto – Evo Morales rinuncia alla presidenza in Bolivia per evitare una guerra civile voluta dai bianchi e dai ricchi e da quei poteri internazionali che male hanno digerito che la Bolivia, per la prima volta nella sua storia sia stata in grado di prendere in mano il proprio destino.

La colpa di Evo è quella di avere reso la Bolivia un paese produttivo, un paese in crescita economica, con una moneta stabile, di aver ridotto indigenza e povertà e fatto entrare milioni di boliviane e boliviani nelle classi medie. Ciò secondo qualunque fonte. La colpa di Evo è stata avere bene utilizzato i soldi della nazionalizzazione degli idrocarburi. Nel 2019, secondo l’FMI, la Bolivia è cresciuta del 4%. Secondo la Banca Mondiale, dal 2006 a oggi il PIL del paese era passato da 11 a 38 miliardi di dollari e la povertà è passata dal 60 al 36%.

La colpa di Evo è quella di non essere mai andato a Washington con il cappello in mano come qualunque presidente boliviano prima di lui aveva fatto. Soprattutto la colpa di Evo è stata aver fatto finire il regime di apartheid sul quale si è basata la storia della Bolivia per 500 anni. La Bolivia dei bianchi questo non lo ha mai perdonato.

Ancora una volta nella storia latinoamericana va in scena la lugubre commedia dei generali rappresentati come se si facessero carico del potere per spirito di servizio, indegna menzogna alla quale i media monopolisti ancora una volta si prestano. Il posto dei militari è nelle caserme e da loro non verrà mai nulla di buono per le masse popolari né per la democrazia”.

 

DOMENICA 1/12 ORE 16.00 INCONTRO CON ANNA CAMPOSAMPIERO

PRESSO SEDE ALAC VIA GIOCONDA 3 CREMONA